E’ successa una cosa nel mare in questi giorni. Una cosa talmente brutta che io non riesco ancora a capirne le proporzioni. Tanti morti così sono come se il paesino in cui sono cresciuta fosse distrutto tutto. Dalla prima all’ultima persona. Dal tabaccaio al postino, dal barista al pensionato che guarda i lavori, ai bambini che stanno al parco. Ah già, i bambini.

Oggi mi ha colpito vedere condividere sui social la foto di una bambina piccola (3-5 anni non saprei) annegata. Non ve la descrivo, non ve la posto. L’hanno condivisa in tanti, da quelli che condividono tutto per scaricarsi la coscienza e sentirsi impegnati, ad altri che stimo e che hanno una presenza nei social molto ragionata. E mi sono chiesta perchè lo fanno? Perchè questa bambina sì e i bimbi sfatti di chemio con cartello al collo che incitano al mi piace invece non li condividono, anzi stigmatizzano il comportamento di chi lo fa?

Io non condivido. Io non ero Charlie perchè non leggevo la rivista prima nè ho preso a farlo dopo. La mia indignazione non passa dalle foto profilo. Non commento mai notizie di attualità perchè non ho soluzioni da proporre e fare le chiacchiere da bar “Hai visto povera gente!” mi fa sentire meno che inutile. Io non so cambiare il mondo, non so dare soluzioni poltiche, etiche, morali. Il mio contributo su questa terra si limita al cercare di allevare due esseri umani eticamente responsabili e a farlo con coerenza, dignità e al massimo delle mie possibilità.

Ma allora perchè vedere questa foto mi ha dato così tanto fastidio?
Alla fine mi sono data una risposta e ho capito che è perchè sotto di essa il più delle volte c’è  il commento: “potrebbe essere mia figlia”. E io a queste parole riesco a dare il loro giusto peso.

Lei è mia figlia. E come per mia figlia rivendico il diritto all’uso consapevole della sua immagine, così credo che sia un atto dovuto anche a lei. Tutti pronti a parlare di digital shadow e invocare il diritto all’oblio digitale, ma solo per noi, quelli ricchi. Per i migranti non ci sono i diritti umani di base, figuriamoci i diritti digitali. Curioso però che il diritto all’oblio che noi invochiamo per noi stessi per loro sia condanna all’oblio, perchè non ditemi che adesso che avete condiviso questa foto avete fatto qualcosa. Ah sì certo, ne avete fatto un simbolo! No, mi spiace questo non è un simbolo, è violenza simbolica.

Mi spiace tanto piccola, non siamo delle belle persone.

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