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Premessa: so chi è Domitilla Ferrari da prima che dicesse no al Grande Fratello, ecco ci tenevo a dirlo (la storia qui)
Iniziamo sbirciando il suo seguitissimo profilo twitter (@domitilla) dove si definisce guru dell’ovvio  e mi trova pienamente d’accordo perché in un mondo come quello dei social  non c’è ancora una conoscenza consolidata e l’unica cosa da fare è provare sperimentando in prima persona e raccontare poi ciò che si è imparato vivendo (e bene in questo caso) la Rete. E “Due gradi e mezzo di separazione” è il suo racconto di come fare #networking.

Da Milgram a Linkedin

Il richiamo del titolo è abbastanza ovvio, si tratta dell’esperimento di Milgram che ha dato vita a tutta la teoria dei gradi di separazione. Se non sapete di cosa stiamo parlando guardate il booktrailer del libro che, oltre a essere fatto particolarmente bene, ve lo spiega.

Se i gradi si sono ridotti, come posso approfittare di tutto questo capitale sociale a mia disposizione? C’è una parola magica che si chiama #networking che però non a tutti è chiaro cosa significhi e, soprattutto, come farlo bene. Il libro, partendo da tante narrazioni di storie di vita vissuta, parla proprio di questo.

#networking non è collezionare contatti online come figurine (ce l’ho, ce l’ho, mi manca) ma rapporti veri con le persone, da conoscere anche nella vita reale (@domitilla io voglio prendere il caffè con te a Lambrate ;), per sapere come farlo vi tocca leggere il libro, io mica ve lo dico che poi mi fate concorrenza eh!). Internet è passato dall’essere un mezzo a essere un luogo dove conoscere persone, prendere stimoli, condividere la propria conoscenza e godere di quella degli altri. #Networking non è spammare notizie su di sé ma offrire generosamente quello che si sa senza aspettarsi un ritorno immediato. E questa è la lezione che mi porto a casa dal libro.

Effetti collaterali

Tra le tante cose che ha scritto Domitilla molte mi trovano d’accordo e mi confortano sul mio modo di essere online, ma altre mi hanno fatto dire touché e ora che le so non sarò più la stessa. Eccone alcune:

  • Scrivere con la tastiera non ci esime dall’usare correttamente accenti e apostrofi in nome della velocità (e da questo post cercherò di farlo)
  • L’immagine del profilo ha una scadenza e va pensata accuratamente (bisogna metterci la faccia!) [memo to me: togliere la foto in cui avevo 8 kg di meno]
  • Quando sarò in crisi di identità (sociale) proverò a scrivere 500 battute su me stessa
  • Multitasking è una parolaccia (e me lo aveva già spiegato Rheingold)
  • Inizierò a collezionare degli esergo casomai dovessi scrivere un libro anche io 🙂

Parlando di donne

Un libro che parla en passant anche di questioni di genere (tema su cui sono molto sensibilizzata) e lo fa mettendo nero su bianco un bel po’ di buonsenso.

Basta con i luoghi comuni sulle donne che devono fare rete perché da sole non ce la possono fare. E basta anche dire che tra donne c’è complicità. Se vuoi farcela, comincia a pensare che il genere non è una discriminante. Cambiamo il mondo a cominciare dai nostri pregiudizi

Questo sta scritto nell’introduzione ed è bastato a conquistarmi.

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