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Rheingold è un nome che dice sicuramente qualcosa a chi si occupa di community, se non altro perché é lui che ha inventato il termine “comunità virtuali”. Pubblica per Cortina il suo ultimo saggio dal titolo “Perchè la rete ci rende intelligenti” (Perché la rete ci rende intelligenti / Howard Rheingold ; edizione italiana a cura di Stefania Garassini, Milano : Raffaello Cortina, 2013, 416 p. 28€) il cui titolo rimanda al testo di Carr “Internet ci rende stupidi? Come la rete sta cambiando il nostro cervello”. La critica che Rheingold muove a Carr e, più in generale, a tutti gli esponenti del determinismo tecnologico riguarda lo sminuire il fattore umano perchè, di fatto, le tecnologie sono centrate sull’uomo. In questo senso ci invita alla pratica dell’infotention, il neologismo che crea per descrivere il legame mente-macchina e il complesso di competenze mentali sull’attenzione e i filtri tecnologici sull’informazione. Possiamo pensare al testo di Rheingold come a un manuale di educazione alla cybercultura e di “come si possono usare i social media in modo intelligente, umano e soprattutto consapevole. Questo libro parla di ciò che ho imparato”


Rheingold sistematizza il proprio pensiero attorno a 5 nuclei principali che chiama i 5 alfabeti da apprendere per essere netizens:

  1. attenzione
  2. partecipazione (introducendo il concetto di architettura della partecipazione)
  3. collaborazione (in termini sociologici parleremmo di azione collettiva)
  4. consumo critico dell’informazione (crap detection)
  5. intelligenza a misura di rete (network smart)

Attenzione: il multitasking è un’illusione, non è un lavorare in parallelo a tanti task ma un passaggio rapido da un’attività all’altra con conseguenze sulla produttività e sullo stress. L’attenzione va allenata, cominciando dal lavorare sul respiro (e verificate se mentre controllate l’email tendete a trattenerlo con un’emulazione del meccanismo biologico del fight or flight- combatti o fuggi). Se la competizione per l’attenzione è altissima in un contesto caratterizzato da informazione abbondante e di qualità non garantita perchè scarseggiano i fact-checkers, allora diventa fondamentale entrare nella catena alimentare informativa, risalirla per catturare l’attenzione e farsi notare (guardate in quest’ottica meno marchettara anche il personal branding)

Partecipazione: se il contesto è questo, allora come si può dominarlo? ognuno di noi come individuo (e la società nel suo complesso) ha il dovere di porsi in maniera critica davanti al flusso informativo per decidere a cosa dedicare energie e cosa portare all’attenzione delle altre persone (insomma la prossima volta prima del tasto condividi pensate se non state contribuendo a diffondere l’ennesima bufala)

Collaborazione: ripensando alle community come svincolate dai luoghi in cui vivono le persone e legandole al concetto puro di community come legame tra le persone, Rheingold sviluppa il tema della collaborazione. La possibilità estrema della personalizzazione e la connettività ubiqua (chissà cosa ne pensa del wearable?) danno luogo all’individualismo interconnesso che è la base su cui si fonda questa comunità dove i legami forti sono tra persone e non tra luoghi. Il concetto di capitale sociale è centrale, ma cambia significato e forme configurandosi come un nuovo capitale sociale online che diventa il valore del pay forward, legando la propria riflessione alla teoria dei beni comuni di Ostrom. Le comunità virtuali, come i contratti e le costituzioni sono tecnologie di cooperazione e diventare netizens, ovvero cittadini consapevoli del digitale, ha a che fare non solo con il miglioramento individuale ma con una questione sociale più ampia legata al miglioramento della società.

Crap detection: Rheingold descrive in dettaglio come trovare e distinguere le fonti informative che non sono solo testi ma, soprattutto, persone che vanno a costituire il personal learning network (PLN) in cui le persone rivestono il ruolo di tutor del pensiero critico. La ricetta per la PLN in 8 punti è: 1-esplora 2-cerca 3-segui 4-metti a punto 5-alimenta 6-coinvolgi 7-interessati 8-rispondi, insomma la base della vita sui social e online no?

Network smart: tutto questo ci permette di sviluppare una nuova competenza ovvero un’intelligenza a misura di rete

Ma Rheingold è un grande studioso di dinamiche delle community e a esse dedica nel saggio alcune riflessioni che sintetizzo qui di seguito (a uso e consumo di chi si occupa di community management et similia):

  • le comunità virtuali sono strumenti di cooperazione per risolvere i dilemmi sociali
  • le community sono passate dall’essere comunità basate sul vicinato a comunità basate sulle reti sociali nelle quali il ruolo e la posizione del singolo sono fondamentali. In termini di connessioni ancora più importante del numero grezzo  (una vanity metric) è la posizione, il fare da ponte (in termini SNA eigenvector centrality)
  • secondo Wellman la community è una rete di legami interpersonali finalizzati alla convivialità, al supporto reciproco, all’informazione, al rafforzamento di un’identità sociale e di un senso di appartenenza
  • una rete è diversa da una community perchè nella prima i membri possono comunicare online anche senza stabilire relazioni interpersonali
  • gestire una comunità virtuale è come dare una festa, non basta affittare il locale e comprare cibo e birra, bisogna invitare un insieme di persone interessanti, facilitare le conversazioni e prevenire i dissidi
  • nelle community il concetto di capitale sociale online è fondamentale, perchè rappresenta gli accordi e le reti di comunicazione che consentono alle persone di fare delle cose insieme in modo informale

Citazione del cuore:(Rheingold sugli smartphone)

Sapere di avere in tasca un oggetto che è al tempo stesso torchio a stampa, stazione radio, sala di comunità, mercato, scuola, biblioteca -e sapere come usarlo a proprio beneficio- è ciò che fa la differenza tra un semplice consumatore di gadget elettronici e un cittadino autonomo e responsabile

Keywords: infotention, playbor, mundfulness, capitale sociale online, personal learning network (pln), cybercultura, architettura della partecipazione, individualismo interconnesso

Letture, spunti e autori da approfondire [memo to me]:

  • [spunti] concetto di legami assenti di Granovetter
  • [spunti] creare curva dell’impegno per catalogare i comportamenti degli utenti di una community
  • [spunti] le fasi di creazione di una PLN possono essere applicate anche al setup di una community?
  • [autori] Ostrom (sui beni comuni)
  • [autori] Naomi Baron (sul multitasking)
  • [autori] Linda Stone (sull’attenzione)
  • [letture] The strenght of internet ties (sul capitale sociale online)
  • [letture] Networked: The New Social Operating System / L.Rainie, B: Wellman
  • [letture] Telling experts from spammers expertise ranking in folksonomies (sulle folksonomy)
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