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Source: http://www.fanpagetoolkit.com

Mentre cercavo di capirne di più sulla questione dei promoted posts sulle pagine di Facebook mi sono imbattuta in un ottimo articolo che mi ha spinto a portare l’asticella un po’ più in sù, fino all’algoritmo di Facebook: l’edgerank.
Se del pagerank sappiamo il possibile, dell’edgerank non sapevo nulla e mi sono letta questo. Ecco cosa ho capito.

L’edgerank regola il flusso informativo, lo streaming di feed generati dalle azioni degli utenti nostri amici o delle pagine su cui abbiamo cliccato il mi piace che è la prima cosa  che vediamo quando apriamo facebook. Ogni azione di queste genera un feed che nel facebook language si chiama, appunto, edge.
Il modo per calcolarlo è basato sulla combinazione di 3 elementi fondamentali:

  1. affinity: valuta il rapporto tra l’utente e la persona/pagina vedendo la quantità di  interazioni che si hanno. Se, ad esempio, clicco sempre mi piace ai post di Ikea allora mi verrà proposto più facilmente Ikea nello streaming. Tra gli amici poi valgono i gradi di separazione e (penso) anche quella furbata di farci indicare chi sono i nostri figli, fratelli, mariti etc. Insomma un indicatore eminentemente quantitativo
  2. weight: è abbastanza chiaro dal nome che vuole applicare una correzione all’indicatore quantitativo di affinity e si pone come indicatore qualitativo. Infatti valuta diversamente (applicando, appunto, un peso) l’azione che si compie. Se un mi piace non si nega a nessuno, certo ha un valore diverso da un commento a un post o una pubblicazione di un contenuto su una bacheca altrui.
  3. time decay:  valuta la componente tempo ovvero la recentezza del post o del contenuto: newer=upper spingendo più in sù le cose più nuove e abituandoci a quella visualizzazione a scorrimento di liste verticali così tipica del 2.0. Ma c’è qualcosa di più: per correggere questo criterio (ve ne sarete accorti anche voi guardando come tra i più recenti contenuti che in termini di Facebook erano vecchiotti, magari del giorno prima) è stato introdotto il PTAT (people talking about that). In questo modo i contenuti che hanno generato dinamiche conversazionali o di condivisione hanno una vita più lunga.

Facebook è il regno del panta rei in due sensi: la morte dei post e delle azioni in un tempo brevissimo e la necessità, per le persone che lo usano come strumento di lavoro di stare sempre al passo con gli aggiornamenti che in questo periodo sono frenetici e mi sembrano essere sempre più orientati al business (non dimentichiamo che Facebook adesso è quotata in Borsa).A tutto questo sono arrivata interessandomi alla nuova funzionalità promoted posts ovvero la possibilità, dietro pagamento, di far fare up a un vostro contenuto, scavallando quelli free.  Se ne è scritto e parlato molto, tra cui qui . Ma non è l’unica novità di Facebook, sulle altre vi aggiorno in seguito

Quello che mi porto a casa da questa riflessione però è un sapore amaro: Edgerank è studiato per farti vedere solo quello che é di potenziale interesse per te: un compromesso tra l’information overload e la serendipity che però a me non piace, anzi mi inquieta un po’ e mi ricorda quel fantastico talk sui filter bubble. Senza fare dietrologie: ma abbiamo lasciato scegliere a macchine animate da spirito commerciale quello che vogliamo leggere? Il nuovo Torquemada è Google? E l’imprimatur ce lo dà Google?

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