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Ho deciso di riassumere online un po’ dei libri che sto leggendo e mettere qui le cose che più mi hanno colpito (vediamo se sarò costante, per ora non ho fatto la categoria, ma solo il tag sarà indicativo?)

Iniziamo con un testo che mi fa pensare: ma perchè sono arrivata a 33 anni senza leggerlo? Bellissimo, fondamentale e divulgativo…stiamo parlando di Link di Barabasi. 

Teoria delle reti ovvero come Gesù Cristo è sticky e perchè il Cristianesimo si è diffuso. Gesù era un Hub? Sembrerebbe proprio di sì a sapere come sappiamo ora come funzionano le reti: “è in atto una rivoluzione dove scienziati di ogni rivoluzione scoprono che la complessità ha un’architettura bel precisa. Siamo arrivati a capire l’importanza delle reti” p.8

Dalle reti casuali di Eulero con l’esempio dei ponti di Konigsberg che inaugura la teoria dei grafi (ovvero i ponti sono nodi connessi da link) a Erdos Reny con la loro teoria delle reti casuali che a lungo ci ha influenzato. Ma nelle reti, per percolazione, emergono dei cluster ovvero dei nodi più grandi (si si lo so che vi ricorda la teoria dei sei gradi, infatti proprio di quella si tratta). Erdos e Reny scoprono che emerge una componente gigante, un cluster che emerge attraverso una transizione di fase (percolazione) e questo influenza la teoria dei grafi. La rete ipotizzata segue una distrbuzione di Poisson ovvero tutti abbiamo più o meno stesso numero di amici o conoscenti, la rete è uniforme e dominata dalle medie. Ma…colpo di teatro, non è così!
I sei gradi di separazione che avevamo già visto emergere prendono forma sotto i nostri occhi e antecedente al famoso esperimento di Stanley Milgram è individuato da Barabasi in Frigyes Karinthy con il testo Igy irtok ti (Budapest, inzi 1900) e ilsogno del mondo piccolo è quello che influenza anche Tim Berners Lee negli anni 80.
La domanda permane: come è possibile avere così pochi gradi di separazione tra i link? Semplice, spiega Barabasi, perchè non percorriamo per ogni link tutte le opzioni possibili, ma usiamo delle chiavi.
E così arriviamo a Granovetter con lo studio delle reti interpersonali dove vengono introdotti i concetti di legami forti e legami deboli: emergono gli Hub e una società come rete frammentata di cluster molto fitti che comunicano tra loro attraverso legami deboli, quindi una rete con un alto coefficiente di clustering. Per dimostrarlo  si conduce un esperimento nella accademia che porta al numero di Erdos che dimostra come comunità scientifica (un cluster che nel nome del publish or perish misura se stesso) sia altamente connessa attraverso gli articoli pubblicati.
Ma il clustering non è presente solo nella comunità scientifica, ma in altre reti complesse e così viene a cadere per sempre l’idea delle reti casuali perchè gli esperimenti fanno emergere il clustering nelle reti del mondo reale
Il Principio di Pareto (80/20) si applica anche al web con l’idea delle leggi di potenza. In natura generalmente le grandezze hanno curva a campana, ma alcune (la rete) segue una curva di potenza, prive di picco, decrescenti con continuità e ciò indica che pochi grandi eventi coesistono con molti piccoli eventi. La legge di potenza ci dice che non ci sono scale o nodi caratteristici che possiamo isolare dicendo che rappresentano tutti gli altri perchè le reti a invarianza di scala (ecco il cuore del libro) non hanno una scala intrinseca. L’analisi dimostra che le reti complesse del mondo reale sono a invarianza di scala e ci dice non solo che gli hub esistono ma altresì che hanno un ruolo importante (come già osservato empiricamente da Pareto) e che ci sono delle leggi nelle reti complesse che non possono essere governate solo dal principio di casualità.

Bisognava ancora capire però perchè in natura quando emerge un ordine emergono leggi di potenza. Wilson sviluppa la teoria della rinormalizzazione ovvero quando ci si avvicina al punto critico di transizione dal disordine all’ordine allora si ricorre alle leggi di potenza. Le leggi di potenza caratterizzano i sistemi in transizione dal caos all’ordine. Le reti sono sistemi dinamici in continua trasformazione, importante non è, secondo Barabasi, descrivere la topologia di rete, ma diventa importante comprendere i meccanismi che regolano l’evoluzione della rete. Il meccanismo è quello del chi vince piglia tutto (vedi condensazione di Bose-Einstein in fisica) non tanto i nodi più vecchi vincono. Questa rete chi vince piglia tutto non è a invarianza di scala perchè ha un solo singolo hub e tanti piccoli nodi, si tratta di una rete a fitness. Non sono statiche ma dinamiche perchè lottano per accaparrarsi i link.

La domanda successiva a questo punto è qual è il punto di rottura di una rete? Internet ha un alto grado di robustezza topologica per la natura antidemocratica delle reti a invarianza di scala ( i guasti per lo più clpiscono nodi più piccoli) ovvero si verifica un alto grado di resilienza delle reti autorganizzate. Barabasi lo dimostra attraverso l’analisi dei virus e della soglia epidemica nei virus che si diffondono e resistono anche quando non sono particolarmente contagiosi (nelle reti a invarianza di scala).
Diventa quindi necessario distinguere nel web tra codice e architettura. Il web non ha un progetto centrale: è autorganizzato e l’architettura del web è un prodotto dell’interazione tra codice e intelligenze umane collettive da esso regolate e ha topologia autorganizzata su larga scala che la rende maggiore della somma delle sue parti.

Il libro si conclude con metafora di Christo e del wrapped reichstag ovvero con l’idea di impacchettare per restituirci la vista facendoci vedere la forma ma oscurando i  particolari perchè solo osservando i nodi e i link siamo riusciti a scorgere architettura della complessità e i principi universali che vi stanno dietro

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